Non mi piaccio in foto: perché succede?

23 Febbraio 2024

Quante volte hai detto “non mi piaccio in foto” in vita tua? Si tratta di una sensazione molto comune che però con un po’ di allenamento si può superare. |

“Non mi piaccio in foto”: perché succede?

“Non mi piaccio in foto” oppure “In foto vengo male” o, ancora, “Non mi riconosco, sembro un’altra persona” sono frasi che mi sento dire spesso durante gli incontri preparatori di un servizio fotografico di branding. Provare un senso di estraneità davanti alle proprie foto è qualcosa di normale e molto comune. Anche io, che di mestiere faccio la fotografa, all’inizio faticavo a rivedermi negli autoritratti che mi scattavo.

Ma perché ci vediamo diversi in foto? Il motivo risiede nella percezione, cioè nel processo con cui i nostri occhi raccolgono ciò che osservano e nel modo in cui il cervello rielabora queste informazioni. Ma non solo: c’entra anche il caro, vecchio specchio.

Vedersi brutti in foto: non sei tu, è lo specchio

Attraverso una serie di esperimenti condotti negli anni ’60, il sociopsicologo americano Robert Zajonc rilevò che il nostro cervello reagisce positivamente a ciò che trova familiare. L’esposizione ripetuta a uno stesso stimolo fa sì che il cervello finisca per trovare quella sollecitazione positiva e rassicurante. Zajonc chiamò ciò che aveva osservato “effetto di mera esposizione”.

Il legame fra questo effetto e l’idea di venire male in foto è lo specchio. Minuto dopo minuto, nel corso della nostra vita accumuliamo diverse ore passate a specchiarci: in bagno, dal parrucchiere, in un camerino. L’esposizione continua a questo stesso stimolo, fa sì che il cervello finisca per associare una reazione positiva a all’immagine che ci restituisce lo specchio. Ma questa immagine, familiare e conosciuta, è in realtà diversa da quella reale.

Lo specchio altera la visione in due modi: limitando il punto di vista a quello frontale e capovolgendo l’immagine sull’asse verticale (in pratica nello specchio vediamo a sinistra ciò che in realtà sta a destra). Inoltre, la grande maggioranza delle persone non ha un viso perfettamente simmetrico. Quindi nelle foto ogni piccola o grande asimmetria si troverà nel lato opposto rispetto a quella che si nota guardandosi allo specchio. E questo non fa che accentuare la sensazione di non riconoscersi nelle foto.

Insomma, più che “in foto vengo male”, dovremmo dire “il mio cervello odia uscire dalla sua zona di comfort”.

Percepirsi diversi in foto è come una notizia falsa

Un’altra risposta al perché ci vediamo diversi in foto, si trova nel pregiudizio di conferma, cioè la tendenza a preferire le informazioni che confermano e rafforzano le nostre opinioni, idee e visioni del mondo.

In base a questo pregiudizio, guardando una nostra fotografia, tendiamo a cercare di confermare l’immagine di noi che ci è familiare. Cioè quella dello specchio che, però, come dicevo, è ben diversa da quella immortalata con i nostri smartphone o macchine fotografiche. La conseguenza è che la nostra fotografia non piacerà né al nostro cervello né a noi e questo ci induce a pensare di non essere fotogenici.

Ma c’è di più: la nostra immagine di riferimento, oltre a essere alterata dal riflesso nello specchio, pare essere influenzata dalla tendenza a vederla migliore di quanto sia in realtà. Durante degli esperimenti pubblicati nel 2008 sul Personality and Social Psychology Bulletin da due studiosi statunitensi, è stato chiesto alle persone partecipanti quali fra gli scatti che gli venivano mostrati corrispondesse alla realtà. Le fotografie erano le copie di un ritratto del o della partecipante ritoccate con diversa intensità, in modo da migliorarne o peggiorarne l’aspetto. Le persone tendevano a riconoscersi nelle immagini esteticamente migliorate anziché nello scatto originale.

Altri fattori che possono influenzare la percezione dei nostri ritratti

Ci sono, poi, anche altri fattori che possono portare a vedersi diversi da come si è in foto. Ad esempio, alcune decisioni prese al momento di scattare o successivamente.

  • La staticità: per alcune persone, rivedersi in video è meno straniante rispetto alle foto perché la fissità dell’immagine fotografica è un ulteriore elemento di stranezza.
  • L’obiettivo utilizzato: tutte le macchine fotografiche – anche quelle dei cellulari – hanno bisogno di una lente, un obiettivo, per funzionare. Il tipo di lente utilizzato può creare alcune distorsioni nell’immagine quando è grandangolare, allargando e stringendo alcune parti dell’immagine.
  • Il punto di vista: un’angolazione molto spinta (ad esempio molto alta, dal basso o di sbieco) o una vicinanza eccessiva della macchina fotografica rispetto al soggetto, altera le proporzioni del viso e, in generale, del corpo.
  • Filtri e post-produzione: i filtri dei social, delle televisioni e la post-produzione estetica su visi e corpi, hanno creato uno standard di bellezza che non corrisponde alla realtà.

Cosa fare per smettere di vedersi diversi in foto

Per cambiare la percezione che ci spinge a dire che “in foto vengo male”, possiamo mandare il nostro cervello in palestra. Cioè possiamo provare ad allenarlo con le seguenti attività.

  1. Guardare ogni giorno delle nostre foto per una decina di minuti. Possibilmente immagini diverse ogni volta.
  2. Fotografarsi: l’autoritratto è una pratica potentissima, non solo per riconnettersi con l’immagine del proprio corpo ma anche per conoscersi meglio.
  3. Far caso a come cambia il viso di chi conosciamo mentre lo inquadriamo con la nostra macchina o il nostro smartphone. Avvicinarsi, allontanarsi, cambiare la lente che usiamo per scattare ci permette di iniziare a cogliere eventuali “interferenze” dovute alla distorsione.
  4. Alcune celebrità diffondono in rete video o scatti in cui compaiono senza filtri o trucco. Provare a cercare questi contenuti è utile per comprendere quanto make-up, filtri e post-produzione impattano sul risultato finale.
  5. Giocare, ogni volta che se ne ha l’occasione, a specchiarsi da angolazioni differenti da quella frontale. Lo si può fare in alcuni saloni di parrucchieri, in certi camerini o semplicemente posizionando un secondo specchio che si rifletta nel primo.

Quindi, perché ci vediamo diversi in foto?

Come abbiamo visto, non riconoscersi o non piacersi in foto è un fenomeno molto comune e dovuto a ragioni percettive. Semplificando, la causa è il nostro cervello, che ama le abitudini. Quindi l’immagine di noi che gli è più familiare: non quella fotografica ma quella riflessa. Ma il cervello ama anche “avere ragione” e dunque preferisce ricevere informazioni che confermano ciò che conosce. Al contrario, le immagini fotografiche smentiscono ciò che è noto, mostrando una realtà diversa e inversa rispetto all’immagine specchiata.

Come possiamo, quindi, convincere il nostro cervello a cambiare abitudini e iniziare ad amare la nostra immagine fotografica? Basta avere un po’ di costanza e di pazienza. O magari il desiderio di mettersi in gioco con la pratica dell’autoritratto. Ma questa, come si suol dire, è un’altra storia…

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Mi chiamo Leda. Amo, ricambiata, la fotografia. È una frase che ripeto spesso perché credo che quando scegliamo di nutrire le attitudini che ci appartengono, queste ci ripagano mostrandoci la strada per quel luogo nell’anima dove ci sentiamo veramente a casa. Scopri di piu…

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