Anche i colori hanno un profilo migliore (persino sul web)
9 Dicembre 2020

I colori sono piuttosto vanitosi: se utilizzi la fotografia per promuovere i tuoi servizi o per vendere le tue creazioni online, dovresti preoccuparti di mostrarli nel loro profilo migliore. Fuor di metafora, ti spiego cosa sono uno spazio e un profilo colore, a cosa servono e quale utilizzare per il web.

Un giorno un caro amico mi ha telefonato piuttosto agitato: stava utilizzando Photoshop per preparare degli screen-shot da mandare in stampa ma i colori, rispetto a come li vedeva sullo schermo del pc con cui li aveva creati, era diventati completamente diversi.

Magari non ti è mai successo di dover usare Photoshop per preparare delle stampe ma è probabile che ti sia capitato di notare delle differenze, più o meno evidenti, tra una tua foto sul display del cellulare e la stessa immagine sullo schermo del pc. Oppure fra due monitor diversi.

É una questione di profilo colore, perché, ebbene sì: i colori sono vanitosi.

Il colore nel digitale

Il colore è una percezione e, in quanto tale, viene filtrato da una componente soggettiva ed è influenzabile da diversi fattori, come per esempio la luce. Si tratta quindi di un tema molto complesso e dalle mille sfaccettature, tanto che ci sono delle figure tecniche professionali che si occupano in modo specifico di studiarlo e gestirlo.

Questo però non significa che occorre essere uno specialista per cominciare ad occuparsi del colore in fotografia ed, anzi, farlo è indispensabile quando le foto sono parte del nostro lavoro, direttamente o indirettamente, come nel caso di artigiani e professionisti che vendono o comunicano sul web.

Per iniziare dalla base, bisogna comprendere i concetti di profilo colore e di spazio colore.

Cosa sono uno spazio colore e un profilo colore

Per spiegarti cosa sono profili e spazi colore e a cosa servono, ti devo chiedere di usare la fantasia, paragonando spazi e profili a delle scatole.

Inizio col dirti che spazi e profili colore indicano la stessa cosa, tanto che spesso vengono utilizzati come sinonimi: entrambi sono un insieme di informazioni che definiscono e descrivono una gamma di colori più o meno ampia.

Tuttavia, concettualmente c’è una differenza: mentre un profilo si riferisce ad un determinato dispositivo o ad un insieme di dispositivi, lo spazio è generico. Con dispositivo, intendo strumenti che registrano o riproducono i colori, come monitor, stampanti, macchine fotografiche, macchine da stampa professionale e video-proiettori.

Adesso prova ad immaginare uno spazio colore come una scatola piena di colori fino all’ultimo millimetro quadrato. Questa scatola-spazio ha delle misure standard in modo che si possa adattare a diversi dispositivi.

Il profilo è invece una scatola creata appositamente basandosi sulla forma del modello del tuo monitor, la quale ti viene consegnata insieme al dispositivo. Anche lei è zeppa di colori fino all’orlo ma ha una forma un po’ diversa dalla scatola-spazio: in certi punti è più ampia e ci stanno più sfumature, in altri, invece, è più piccola e alcuni colori sono quindi rimasti fuori (questo è solamente un esempio inventato sulle possibili differenze tra le due scatole; ogni confronto fra spazi e profili è ovviamente a sé)

Ipotizziamo ora che i monitor non siano oggetti prodotti in serie ma artigianalmente e che ognuno abbia delle piccole differenze di forma. Inoltre, col passare del tempo, l’usura altera leggermente le dimensioni di questi schermi di fantasia. In tal caso, se volessimo avere una scatola-profilo che calza a pennello al nostro monitor, dovremmo farla realizzare sulla base di un calco e, per mantenerla sempre precisa, rifarla a scadenze regolari, così che comprenda anche quelle variazioni che derivano dal passare del tempo e dall’uso.

Bene, fare questo “calco” periodico è possibile grazie a dei dispositivi esterni (o integrati, nel caso di monitor professionali) che si chiamano calibratori e che in pochi minuti creano la scatola-profilo ad hoc per il tuo schermo.

Ricapitoliamo con l’aiuto dell’immagine della scatola:

  • scatola con misure standard = spazio colore
  • scatola creata per il modello del tuo monitor e che ricevi insieme a quest’ultimo = profilo colore del modello del tuo monitor
  • scatola su misura, creata con un calco = profilo colore del tuo monitor, creato con un calibratore e non valido per gli altri schermi dello stesso modello

Ho fatto l’esempio di un monitor e continuerò ad usarlo nel resto dell’articolo ma ci sono profili e strumenti per la creazione di profili per ciascuno dei dispositivi citati sopra.

A cosa servono gli spazi colore e i profili colore

Se ti stai chiedendo a che accipicchia serve complicarsi la vita con profili e spazi colore, ecco due buoni motivi: il primo è riportare la riproduzione dei colori da parte di un dispositivo all’interno dei valori di riferimento; il secondo, collegato al primo, è permettere a dispositivi diversi di tradurre correttamente le informazioni sul colore quando passano da un dispositivo all’altro.

Questo spiega perché è sempre meglio non lasciare al caso la gestione del colore delle foto che pubblichi online.

Se la tua attività è online, gestisci il colore delle tue foto
Mi spiego meglio: immagina di non decidere quale sarà la scatola con cui la tua foto viaggerà nella rete, lasciando la scelta al caso.

Quando la foto arriverà allo schermo dei visitatori del tuo sito, se la sua scatola è abbastanza piccola per starci all’interno di quella del monitor di destinazione, significa che tutti i colori che contiene possono essere rappresentati e quindi non ci dovrebbero essere grandi stravolgimenti.

Ma se la scatola è troppo grande, tutti i colori che rimangono fuori dovranno essere approssimati senza che tu possa avere il controllo su questo procedimento.

Allo stesso modo, se salvando il file decidi di non assegnargli nessuna scatola, la gestione dei colori sarà, diciamo così, a discrezione del computer di destinazione.

Per gestire il colore per le tue immagini per il web bastano pochi, semplici accorgimenti

Se il 99% delle tue immagini è destinato al web, la cosa migliore da fare è impostare tutto il tuo flusso di lavoro su uno spazio colore standard che può essere interpretato senza problemi dalla stragrande maggioranza degli schermi. Certo, se il monitor di destinazione non è di buona qualità, è vecchio e non è mai stato calibrato è possibile che si verifichino delle variazioni su cui, ovviamente, c’è ben poco che possiamo fare ma questo non è un buon motivo per non gestire il colore, peggiorando la situazione.

La prima cosa da fare, è controllare che la tua macchina fotografica sia impostata per salvare i file jgp con uno spazio colore sRGB. Puoi cercare questa impostazione sull’indice per argomenti del libretto di istruzioni sotto profilo colore oppure spazio colore. [Se scatti in negativo digitale ma non hai idea di come gestire i profili colore, puoi fare un salto qui.]

Infine, al momento di ridimensionare i tuoi file per il web (se non sai come fare, guarda questo tutorial di Ljuba Daviè), preoccupati di tenere d’occhio le spunte relative al colore, come nelle immagini di esempio. In questo modo, il profilo sRGB verrà inserito tra le informazioni all’interno del file che così potrà viaggiare per il web con una scatola per tutte le occasioni.

C’è una scuola di pensiero che sostiene che sia inutile inserire il profilo colore sRGB nei file dal momento che i principali programmi per navigare sul web gestiscono le immagini senza profilo come se fossero sRGB ma non sono d’accordo. Innanzitutto, incorporare un profilo sRGB non costa nulla in termini di tempo e quasi nulla in termini di peso (parliamo in media di 3 o 4 KB), inoltre che i principali software lo applichino di default non significa che lo facciano tutti e, soprattutto, non possiamo dare per scontato che questo sarà il comportamento dei browser anche nel futuro.

 

Schermata di esempio della finestra di salvataggio per web di Photoshop con evidenziate le spunte relative al profilo colore: quella per includere il profilo e quella per effettuare la conversione al profilo sRGB nel caso in cui il file di partenza ne abbia uno diverso.

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Leda Mattavelli

Leda Mattavelli

Mi chiamo Leda. Amo, ricambiata, la fotografia. È una frase che ripeto spesso perché credo che quando scegliamo di nutrire le attitudini che ci appartengono, queste ci ripagano mostrandoci la strada per quel luogo nell’anima dove ci sentiamo veramente a casa. Scopri di piu…

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