Di rebranding, nuovi siti e altre avventure

10 Dicembre 2020

Rifare la propria identità visiva e creare un nuovo sito da zero sono viaggi avventurosi che, preparati, saranno belli, emozionanti, rivoluzionari ma a tratti anche difficili e pesanti. Per questo è importante che ad accompagnarti ci siano le persone giuste.

Stamattina mi sono svegliata con un residuo di mal di testa, nessuna voglia di caffè – cosa stranissima per una malata di caffeina come me – e la sensazione dolceamara tipica delle belle avventure che stanno per finire. Ho optato per un tè con una goccia di latte e tornando dal frigo ho girato una casellina del calendario dell’Avvento. É il 10 di dicembre e, diamine, il tempo comincia a stringere.

Mentre scrivo queste righe, il sito dove ti trovi ora giace ancora nascosto nei server di SiteGround. É quasi pronto, mancano solo i ritocchi e un po’ di materiale che – mea culpa – è rimasto indietro e che devo sbrigarmi a consegnare prima delle Feste per restare nei tempi di messa online. Mi sembra assurdo pensare di essere arrivata a questa data con testi e foto in arretrato, soprattutto se penso che ho contattato Ljuba, la mia web designer, a inizio marzo. Pensavo fosse un margine più che sufficiente e invece siamo agli sgoccioli e sto ancora smanettando sulla tastiera.

Scherzando, un giorno chiedevo a Ljuba come caspita fanno le persone che quando la contattano vorrebbero il sito fatto e finito nel giro di un paio di mesi, perché per me ce ne sono voluti nove per mettere un punto al materiale e alle idee. Diciamo che questa cosa di “rinascere con una nuova identità” forse l’ho presa un po’ troppo alla lettera.

Ad ogni modo, non sono abituata a bucare le scadenze, non lo faccio mai. Eppure quest’anno strano e gli imprevisti e le difficoltà di concentrazione che si è portato dietro mi hanno dato del filo da torcere. O, forse, non mi ero resa conto fino in fondo di che cosa volesse dire rifare l’identità dalle fondamenta, ripensare i servizi, riscrivere tutti i testi, riscattare tutte le immagini, scrivere un manuale e seguire un mentoring di quelli che ti smuovono dentro, tutto in una volta. Senza calcolare i momenti (tanti) di crisi.

Sì, perché “rifarsi” da zero quando la tua vecchia identità e la tua casa sul web ti stanno stretti è una bellissima sensazione ma è anche un processo duro: cercarti ti mette di fronte a delle domande le cui risposte non sono sempre quelle che ti aspettavi. O a volte quelle risposte pensi di averle, cominci a lavorare su quella base e quando hai quasi finito, ti appare la vera risposta, quella giusta.

Non sono passati nemmeno venti miseri secondi di gioia che ti rendi conto che dovrai ricominciare da capo e la frustrazione ti assale all’istante. Per non parlare delle volte in cui ti confronti con qualcosa di nuovo che non hai mai fatto prima.
Insomma, come tutti i viaggi di crescita, non puoi fare a meno di intraprenderlo e alla fine ti dà una grande soddisfazione e nuove consapevolezze ma i momenti di sconforto sono da mettere in conto.

Per questo, non avrei potuto fare questo percorso con persone diverse da quelle che mi hanno accompagnato, a cominciare dalla mia guida: Rita Bellati. Una navigatrice più unica che rara che non ti dà soluzioni standard fatte e finite: preferisce fornirti gli strumenti perché sia tu a ritrovare la strada di casa, senza però lasciarti sola. Rimane al tuo fianco, discreta e senza pregiudizio, aperta al cambiamento e flessibile per raccogliere tutta la luce che trova.

Ricordo ancora quando ad aprile mi sembrava di essere a buon punto: il mentoring mi stava facendo fare tantissimi passi avanti, il logo stava nascendo e nel frattempo ero in cerca del mio payoff per poterlo inserire. Chiesi una consulenza a Chiara di Balenalab per cercare di venirne a capo e ricordo che compilai tutta eccitata il suo questionario, forte della tranquillità che mi davano le prime basi che avevo trovato. E invece, oltre alle indicazioni per indirizzare la ricerca delle mie parole magiche, imparai anche che ci sono due modi di avere le idee chiare: pensare di averle e avercele davvero. Ecco, il mio era il primo caso. E questa lezione è stata altrettanto preziosa.

Così, passato lo spaesamento iniziale, sparpagliai di nuovo sul pavimento i fogli che mi avevano guidato fino a lì e ricominciai. Ad un certo punto pensai di aver fatto un errore a fidarmi dell’istinto che mi diceva: “parti dal logo, inizia da un’immagine”. Lo dissi anche a Clarissa di Segui le Briciole, l’illustratrice che lo stava realizzando. Le confidai tutti questi dubbi e lei mi rimise sulla strada giusta, consigliandomi di incrociare le mie risposte con le briciole che lei era tanto brava a seguire. Ed ecco che tutto, piano piano, ha cominciato a delinearsi: quello che cercavo era davvero nel lavoro che avevo fatto, dovevo solo aver fiducia e guardare meglio.

Fiducia, appunto: capire la sua importanza è uno degli strumenti principali che mi ha lasciato Rita. Fiducia nei miei processi, nei miei talenti, nelle mie fasi e nelle mie scelte, che, attenzione, non significano la certezza di essere sempre nel giusto, bensì quella di potersi concedere di sbagliare e di leggere quei tentativi come una ricchezza, senza sentirsi sminuiti dall’errore. É un cambiamento grande e complesso per me, ma ci sto lavorando.

E poi c’è la fiducia verso gli altri, la sensazione che ti fa dire che sì, quella è la persona giusta. Perché, anche e soprattutto quando quelle idee sono chiarissime, occorre affidarle alle mani giuste per raffinarle. Come succede per le navi, anche se tu conosci molto bene la tua, quando devi attraccare in un porto devi lasciarti guidare dal suo pilota e confidare in lui. E questa fiducia è stata la chiave dei risultati più belli che sono arrivati in questo anno di viaggio.

Tra questi, c’è anche il sito dove ti trovi ora: il luogo virtuale dove hanno trovato casa le conquiste di questi mesi, gli insegnamenti di dodici anni di fotografia e il lavoro di quattro professionisti. Veronica Scaletta, avvocato santo subito che mi ha spiegato la privacy con grandissima pazienza; Tatiana Schirinzi, alias La scribacchina, esperta di quella materia ai miei occhi imperscrutabile che è la SEO; Rocco Aliberti che le persone normali definiscono programmatore, mentre per un’analfabeta del codice come me, fa cose incredibili al pari di Alan Turing; Ljuba Daviè, molto più di una web designer.

Competente, schietta, precisa, puntuale, comprensiva e, dote spesso sottovalutata, anche simpatica, tanto che le nostre call di lavoro sono diventate dei momenti piacevoli. Ma soprattutto, Ljuba è riuscita a rifare quella magia che aveva fatto Clarissa e che credevo irripetibile: ha preso gli ingredienti del questionario e ha creato un sito che mi ha fatto dire: “è lui, sono io!”, fino a farmi emozionare. Non solo: ha capito i miei momenti difficili, quelli di dubbio, di sconforto, di ansia e li ha gestiti nel modo migliore. Una capacità altrettanto importante perché, credimi, nel pieno di un re-branding (in piena pandemia, poi) può succedere anche questo.

Ultimo ma non ultimo, non so come avrei fatto senza l’aiuto, la pazienza infinita e la cucina di mio marito Ivan e senza un gruppo di donne speciali che sono diventate un punto cardinale.

Ad ognuna di queste persone va il mio grandissimo, enorme, colossale GRAZIE perché senza di loro non esisterebbe la casa virtuale che stai visitando e, soprattutto, sarei rimasta ferma alla persona che ero un anno fa.

La Stazione Boreale

Una lettera, molta immaginazione, una volta al mese

L’immaginazione è uno strumento prezioso che qui alla Stazione Boreale indago e uso per raccontare vite, leggende e parole della società degli orsi. Vere come ogni invenzione, queste storie sono un invito a trovare le possibilità che ancora non vediamo.

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