Chi sono

Fare una foto non è per niente complicato: sono rare le occasioni in cui la tua macchina o il cellulare mancano lo scatto. La parte difficile, che a volte ti fa sbuffare per la frustrazione, è ottenere la foto , quella in cui ritrovi la storia, l’atmosfera, i colori, il racconto che avevi in mente. Lo scatto che rende giustizia al tuo impegno e al valore di ciò che offri. Quello in cui ti rivedi e che, allo stesso tempo, ti fa guardare in modi e luoghi nuovi.

Il mio lavoro consiste nel creare quella fotografia. Come? Accompagnandoti in un’esperienza di scoperta con diversi gradi di profondità: tanto profonda quanto la tua necessità e i tuoi desideri ti suggeriscono.

Leda Mattavelli - Fotografa professionista
Mi chiamo Leda e credo che quando decidiamo di seguire quei richiami interiori che sembrano non avere un perché, è quando troviamo chi siamo.

La scelta di lavorare con chi ha un’attività (artigianale, in libera professione o imprenditoriale che sia) in cui investe e in cui crede, mi permette di prendermi cura di un valore che mi è molto caro. Non quello dei numeri, bensì quello della ricerca personale, delle decisioni importanti e del ricominciare dopo uno sbaglio. In altre parole, quel coraggio quotidiano che crea piccole rivoluzioni.

Fotografare mi permette di ascoltare racconti di vita, tirare fili invisibili dentro le storie, scoprirne i panorami e cogliere i significati riposti negli oggetti e nei gesti. Non hai idea di quanta luce ci sia in tutte queste cose e di quante volte finisca per passare inosservata.

Una cosa che sento dire spesso da chi ha lavorato con me è che non immaginava che fare uno shooting avesse il potere di mostrargli un riflesso allo stesso tempo inedito e fedele.

Questo potere ha bisogno dei giusti presupposti per manifestarsi: l’apertura alla scoperta, la fiducia, l’impegno, il desiderio di ri-conoscersi e di portare a galla le meraviglie sepolte nei fondali. È lavorando insieme che arriveremo al miglior risultato.

Ultimo ma non ultimo, la fotografia è anche un esecizio d’immaginazione: una capacità che tutti abbiamo e che non si smette mai di sottovalutare (cit.). Potrei attaccare un pippone di decine e decine di righe su questo, come su tutte le cose che mi stanno a cuore, del resto. Per tua fortuna, per questo c’è il blog.

Il mio album dei ricordi

Sono nata nel giorno di Santa Lucia e mi piace pensare che non si tratti di una coincidenza, visto che la luce è la mia materia prima.

La fotografia come professione è arrivata al termine di un percorso tutt’altro che lineare, iniziato con la brusca interruzione della mia carriera di cantante. Quando ero piccola, mia madre ha pensato che la telefonata dello Zecchino d’Oro fosse lo scherzo di una collega, impedendomi di diventare una giovane promessa della canzone italiana. E se mio marito ti fa segno che è stato meglio così, non dargli retta: sono intonatissima!

A tredici anni è naufragata anche l’ambizione di lavorare per Topolino come disegnatrice di fumetti. Il motivo? Lo credevo impossibile. Ma invece di imparare la lezione, ho iniziato a praticare autosabotaggio a livello agonistico.

Ho infatti deciso di studiare turismo e ignorare i segnali che mi arrivavano durante l’università: i miei esami preferiti erano quelli di cinema, musica, teatro, giornalismo, pubblicità e psicologia. E nel tempo libero scattavo foto da autodidatta.

Una prima svolta è arrivata grazie a un meraviglioso stage alle isole Svalbard, dove, senza saperlo, ho fissato l’estremità di un filo rosso le cui mille connessioni si stanno svelando ancora oggi.

Dopo la laurea, ho provato ad aggiustare il tiro frequentando un corso di giornalismo ambientale ma nemmeno quella era la strada giusta. Allora ho deciso che era il momento di guardare le cose da lontano e sono partita: prima per le Canarie e poi per Madrid.

Proprio a Madrid, durante una delle mie infinite passeggiate, ho deciso di ascoltare l’istinto che mi spingeva verso la fotografia. Gli orari di lavoro da receptionist di hotel erano incompatibili con la frequenza di un corso ben strutturato, così ho lasciato quel posto per uno in un call center. Un’esperienza che ha definitivamente chiarito che realizzarsi, per me, non può prescindere dal fare un lavoro che mi permette di usare le mie capacità e di continuare a migliorale.

Ho proseguito la mia formazione in una scuola di fotografia di Milano – dove poi ho lavorato per qualche tempo – e la continuo tutt’ora perché non posso farne a meno. Mi piace stare in equilibrio tra la fame di conoscenze tecniche e la creatività, concedendomi di sconfinare nel vasto mondo del colore: un tema complesso e affascinante.

Ho passato molti, troppi anni a gestire il mio lavoro seguendo filosofie altrui e la tecnica del hideyourself marketing, che non esiste ma che rende l’idea del mio rapporto con la visibilità.

Nel frattempo ho lavorato con diverse aziende, anche in giro per l’Italia.

Alla fine del 2019 mi sono iscritta a un mentoring di Rita Bellati che ha rivoluzionato il mio sguardo e portato nuove consapevolezze, aiutandomi a mettere, finalmente, più Leda nel mio metodo fotografico e nella mia comunicazione. La mia amata newslettera e il sito dove ti trovi ora sono due dei preziosi frutti di quell’esperienza.

Al momento, vivo ai confini della Brianza in una casa di corte che divido con mio marito, due gatte e Ansia, una vecchia amica che a volte tira fuori il meglio di me, a volte il lato insicurpauroso. Dico “al momento” perché in cima ai nostri desideri c’è quello di iniziare la giornata guardando il mare dal nostro balcone.

Luci dal mio portfolio

Che ne dici, la scattiamo la foto?

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