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La Stazione Boreale

All’inizio era una newsletter dove raccontavo il rebranding della mia attività, un viaggio durato un anno tondo, tondo. Non un anno qualsiasi, tra l’altro, era il 2020 e non serve che aggiunga altro.

Già da allora mi piaceva definirla una newslettera, con la a finale, perché aveva più la veste di un racconto che di un contenuto di marketing. L’argomento era il resoconto di come si stava evolvendo il mio lavoro di fotografa, delle decisioni che prendevo e, soprattutto, di come desideravo svolgerlo. Si chiamava “Una viola al Polo Nord”, proprio come la favola del mio amato Rodari, e oltre a raccontare tutto quanto sopra, era anche un modo per ordinare e raccogliere le consapevolezze e le idee che trovavo lungo la strada.

Un esercizio di immaginazione

Un giorno mi prese la voglia di raccontare le mie riflessioni e le mie scelte in modo diverso. Avevo iniziato a interessarmi all’immaginazione da un punto di vista che per me era nuovo, vale a dire vedendola come uno strumento molto serio e utile, che desideravo conoscere e utilizzare meglio.

Mi dissi che allora potevo provare a dire le stesse cose con un formato diverso. Che potevo rendere lo spazio della newsletter una sorta di laboratorio di immaginazione (poi ne ho creato anche uno vero e proprio) dove creare un mondo e una realtà diversa.

In fondo, è proprio questa la funzione dell’immaginazione: permetterci di trovare nuove vie, nuove risposte, nuove soluzioni e nuovi modi di vivere. Che magari, perché no, siano anche meravigliosamente unici e fantasticamente nostri.

Così, ho cominciato a immaginare un orso-aiutante dentro la Stazione e poi l’intera società degli orsi polari, con le sue regole, le sue leggende, usanze e parole antiche.

Perché iscriversi

La mia lettera è un invito a liberare l’immaginazione da quei preconcetti che la etichettano come un’attività “permessa” solo ai piccoli e ai creativi di professione, come se l’atto immaginativo fosse qualcosa da giustificare con la possibilità di renderlo monetizzatile o con l’essere bambini.

Immaginiamo di continuo ed è proprio grazie all’immaginazione che troviamo le piccole soluzioni quotidiane e le idee che ci permettono di realizzare un progetto.

Le evidenze scientifiche mostrano inoltre come l’arte e la creatività siano in grado di migliorare la nostra vita (una bella lettura al riguardo è Your Brain on Art: How the Arts Transform Us, di Magsamen e Ross) e l’immaginazione è l’anticamera di entrambe.

La speranza su cui è costruita la Stazione Boreale è dunque quella di dare un piccolo contributo che ci aiuti a rendere la realtà più simile a come la desideriamo.

La Stazione Boreale

All’inizio era una newsletter dove raccontavo il rebranding della mia attività, un viaggio durato un anno tondo, tondo. Non un anno qualsiasi, tra l’altro, era il 2020 e non serve che aggiunga altro.

Già da allora mi piaceva definirla una newslettera, con la a finale, perché aveva più la veste di un racconto che di un contenuto di marketing. L’argomento era il resoconto di come si stava evolvendo il mio lavoro di fotografa, delle decisioni che prendevo e, soprattutto, di come desideravo svolgerlo. Si chiamava “Una viola al Polo Nord”, proprio come la favola del mio amato Rodari, e oltre a raccontare tutto quanto sopra, era anche un modo per ordinare e raccogliere le consapevolezze e le idee che trovavo lungo la strada.

Un esercizio di immaginazione

Un giorno mi prese la voglia di raccontare le mie riflessioni e le mie scelte in modo diverso. Avevo iniziato a interessarmi all’immaginazione da un punto di vista che per me era nuovo, vale a dire vedendola come uno strumento molto serio e utile, che desideravo conoscere e utilizzare meglio.

Mi dissi che allora potevo provare a dire le stesse cose con un formato diverso. Che potevo rendere lo spazio della newsletter una sorta di laboratorio di immaginazione (poi ne ho creato anche uno vero e proprio) dove creare un mondo e una realtà diversa.

In fondo, è proprio questa la funzione dell’immaginazione: permetterci di trovare nuove vie, nuove risposte, nuove soluzioni e nuovi modi di vivere. Che magari, perché no, siano anche meravigliosamente unici e fantasticamente nostri.

Così, ho cominciato a immaginare un orso-aiutante dentro la Stazione e poi l’intera società degli orsi polari, con le sue regole, le sue leggende, usanze e parole antiche.

Perché iscriversi

La mia lettera è un invito a liberare l’immaginazione da quei preconcetti che la etichettano come un’attività “permessa” solo ai piccoli e ai creativi di professione, come se l’atto immaginativo fosse qualcosa da giustificare con la possibilità di renderlo monetizzatile o con l’essere bambini.

Immaginiamo di continuo ed è proprio grazie all’immaginazione che troviamo le piccole soluzioni quotidiane e le idee che ci permettono di realizzare un progetto.

Le evidenze scientifiche mostrano inoltre come l’arte e la creatività siano in grado di migliorare la nostra vita (una bella lettura al riguardo è Your Brain on Art: How the Arts Transform Us, di Magsamen e Ross) e l’immaginazione è l’anticamera di entrambe.

La speranza su cui è costruita la Stazione Boreale è dunque quella di dare un piccolo contributo che ci aiuti a rendere la realtà più simile a come la desideriamo.